Fare chiarezza in noi stessi. Il secondo ingrediente per sopravvivere durante la convivenza in quarantena

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Riscegliersi sempre Riscegliersi sempre Foto di luizclas da Pexels

Prosegue il nostro appuntamento di psicologia con le riflessioni dedicate alla coppia che affronta i problemi legati ad una lunga convivenza, difficoltà che possono essere amplificate e ingigantite da questo difficile periodo di quarantena. Come iniziato a fare nei precedenti articoli, cercheremo di sfruttare parte del nostro tempo a disposizione per allenare la nostra conoscenza di noi stessi e per rendere migliori i nostri rapporti.

Abbiamo visto quanto il primo passo da fare per essere felici della nostra vita e soddisfatti delle nostre relazioni sia prendersi la totale responsabilità del proprio sentire e del proprio agire. Il secondo passo è aggiungere un altro importante ingrediente nella nostra ricetta: la consapevolezza di chi siamo e della direzione che abbiamo. 

CONSAPEVOLEZZA: FARE CHIAREZZA IN NOI STESSI DIVENTA UN'OPERAZIONE FONDAMENTALE

Quando dopo una veloce analisi ci accorgiamo che qualcosa è cambiato nella nostra relazione, prima ancora di affrontare i problemi con la persona che amiamo, è utile cercare di fare chiarezza in noi stessi. 

La quarantena ci obbliga a fare delle scelte, a puntare solo sulle persone, sulle azioni, e sulle cose che sono essenziali. Tutto il superfluo è tagliato fuori, siamo costretti a selezionare, a capire cosa è veramente importante per noi e cosa non lo è più. 

Quale occasione migliore di questa pausa per porci delle domande sulla nostra vita e sui nostri rapporti fondamentali? Potremmo rispondere ad una o due domande importanti per noi, o scrivere un’intera lista, prendendo spunto da quella che segue:

  1. Sono soddisfatto della mia relazione?
  2. Amo ancora la persona che ho accanto? 
  3. In che modo il mio sentimento si è trasformato nel tempo?
  4. Come dimostro il mio affetto?
  5. Sono orgoglioso/a di ciò che ho costruito nella mia vita sentimentale? 
  6. Mi basta ciò che ricevo? 
  7. Sono contento di ciò che offro?
  8. C’è qualcosa che vorrei cambiare nella mia relazione?
  9. Quali sono i miglioramenti che potrei ottenere? 
  10. In che modo posso riuscirci?

Queste sono alcune domande che potremmo rivolgere a noi stessi per cercare di fare maggiore chiarezza su quelli che sono i nostri sentimenti e sul modo in cui li esprimiamo al nostro compagno di vita.

Nel precedente articolo sul blog ho parlato di come sia importante prendere su di sé tutta la responsabilità della relazione: essere consapevoli di ciò che mettiamo noi per primi nel rapporto di coppia è prendere un pezzetto importante di questa responsabilità. 

Può capitare di accusare i nostri mariti, fidanzate, mogli, compagni di non amarci più “come un tempo”, di non guardarci più “allo stesso modo”, di non fare più quelle strane follie che all’inizio ci facevano brillare gli occhi e battere forte il cuore. Ma siamo sicuri che noi non stiamo offrendo lo stesso sbiadito spettacolo agli occhi dei nostri amati? Adagiarsi sul morbido cuscino della comodità è un meccanismo umano, ma se vogliamo risvegliare un qualche interesse nell’altro, l’ultima cosa che dovremmo fare è accusare, criticare e soprattuto pretendere dall’altro ciò che noi stessi non stiamo offrendo da tempo. 

Marco, Maria e una comunicazione semplice da sbrogliare 

Porto ad esempio il caso di Maria e Marco, una coppia che ho incontrato recentemente nel mio studio di psicoterapia. Maria accusa Marco di non ascoltarla mai: lei è infelice, stufa, stanca, non ce la fa più a stare con lui che è distratto, lontano, distante, freddo. Nel dire queste cose Maria non guarda Marco, non aspetta da lui una risposta di alcun tipo, ma continua a rovesciare su di me le sue lamentele, senza neanche prendere fiato. Il suo grido di aiuto sembra più un nastro registrato a tutto volume, che una vera e propria richiesta di attenzione. Quando chiedo a Marco quali siano le sue emozioni, dopo quella valanga di critiche e accuse a lui rivolte, risponde che ci è "abituato". Inutile dire che dopo quella risposta di apparente indifferenza il giradischi delle lamentele di Maria si riaccende a tutta birra. Solo a fine seduta, e dopo aver comunicato alla coppia le emozioni che ho provato sulla mia pelle assistendo alla loro comunicazione, Maria è disposta a capire il ruolo importante che lei stessa ha nell’allontanare Marco. Il comportamento di Maria, di cui lei non sembra essere consapevole, è una molla importante nel far scattare la risposta di Marco: a causa del forte bisogno di essere ascoltata e accolta, lei per prima non ascolta e non accoglie i bisogni di lui, che più viene criticato e più si chiude in se stesso. La distanza emotiva di Marco, che tanto spaventa Maria e che la spinge a lamentarsi a rotta di collo, altro non è che l’effetto del suo modo errato di comunicare il bisogno di essere sostenuta dal compagno. Quando il “Voglio essere ascoltato” si è finalmente trasformato in “Sono qui per ascoltarti”,  ed entrambi sono riusciti a dirselo, rispettando i turni di parola, le distanze fra i due hanno cominciato a colmarsi.

Molte coppie che arrivano disamorate e messe a dura prova dalle loro interazioni riescono a trasformare il “Voglio che tu faccia qualcosa per me” in  “Cosa posso fare io per te”, e quello è davvero l’inizio di un bel percorso di cambiamento. 

LA CONVIVENZA LOGORA I RAPPORTI PIÙ SALDI. L’IMPORTANZA DI MANTENERE UNA ROTTA CONDIVISA

Avere una rotta condivisa e riuscire a mantenerla vuol dire onorare i nostri valori fondamentali, quelli sui quali abbiamo costruito le fondamenta della nostra coppia, e di continuare a farlo mentre lentamente procediamo verso gli obiettivi più significativi della nostra esistenza.

La nostra felicità è molto legata ai concetti di responsabilità, di autenticità, di libertà e di lealtà, e a quanto questi valori si possono esprimere liberamente nelle nostre relazioni fondamentali. Quanto più ci sentiamo noi stessi, a nostro agio con la nostra natura e in linea con i nostri valori più profondi, tanto più sarà alto il nostro tasso di felicità percepita. In quanti più ambiti della nostra vita (familiare, lavorativo, amicale) noi riusciamo ad avere questa sensazione di autenticità, e maggiormente sperimenteremo la sensazione di essere i protagonisti di un’esistenza piena e realizzata.

Non sempre, però, ci sentiamo liberi di essere autentici in un rapporto di coppia, specialmente dopo un pò di anni passati insieme, quando la passione sfuma e abbiamo sempre meno voglia di fare sacrifici e compromessi per l’altro. Questo non sentirsi pienamente se stessi con il proprio compagno può lentamente sfibrare le relazioni e portare le persone a

  • rompere la relazione 
  • chiudersi in se stesse, ripiegando su uno stato malinconico o depresso
  • cercare rigenerazione in pianeti lontani dalla relazione stabile di coppia, che rimane comunque la base sicura. Molti pazienti, parlano delle loro avventure extra-coniugali, mi confidano proprio questo vissuto, che è forse ancora più importante del variare menù a livello fisico. "Mio marito non mi capisce". "La mia amante mi accetta così come sono". Queste sono le frasi che sento più spesso pronunciare da chi decide di tradire il proprio partner. E sono uomini e donne di ogni età a farlo, in uguale misura e senza distinzioni.

Un problema che possono aver sperimentato molte coppie è la trasformazione del binomio iniziale da luogo di estasi e meraviglia a luogo di incertezza e disagio. Chiunque abbia passato una crisi seria lo sa. Quando una coppia si forma, gli innamorati hanno spesso la sensazione di essere in un mondo magico, separato dal resto del pianeta. Vedono la realtà con le stesse lenti e hanno la certezza che l’altro li veda e li accetti per quello che sono. Anche i loro limiti vengono accolti, e i loro difetti persino amati. 

“Sei proprio un/a pigrone/a, ti sveglio io con un pò di coccole” diventa ben presto “Sei proprio un pigro del cactus, alzati dal divano che mi sembri un/a morto/a”. Non si sa come, i difetti sono diventati pugni nello stomaco e la comunicazione che prima era piena di "Oh si”, È vero!” “Amore, senti…” “Come fai tutto bene te, nessuno al mondo…”  ora è densa di “Se vabbè” “Non credo proprio” “Sei come tu' madre (tu padre)”. 

Quello che voglio dire è che spesso, e non sappiamo neanche bene come, tra le persone che più si vogliono bene cominciano ad innalzarsi dei muri altissimi e la nostra stessa casa può trasformarsi da luogo di gioia e benessere, a triste ring senza né vincitori né vinti. Molte coppie si separano, altre appaiono tranquille nel vivere la propria distanza emotiva e si ignorano con rispetto, altre ancora restano invischiate in relazioni conflittuali che diventano ancora più violente a causa della vicinanza fisica obbligata.

Dalla mia esperienza in studio, posso dire che le coppie che vogliono risolvere i propri problemi quasi sempre ce la fanno, anche per quelle che vogliono lasciarsi in maniera più civile non ci sono grandi difficoltà. Altre persone invece vengono da sole per cercare di curare la coppia, perché nel marasma della propria crisi hanno trovato delle soluzioni che non sono definitive e certe, ma che al momento portano un po’ di respiro nel vivere meglio una quotidianità compromessa e vogliono mettere ordine nel caos.

Alcuni tradiscono il proprio compagno o la propria moglie per noia, altri perché si innamorano. Alcuni restano a casa perché hanno una famiglia e non la vogliono distruggere, altri desiderano solo attrarre l’attenzione del proprio marito o della propria moglie, e lo fanno (sembra strano a dirsi!) attraverso il tradimento. C’è anche chi non tradisce fisicamente il proprio compagno o la propria compagna ma fa il fantasma dentro casa, essendosi comunque creato un mondo esterno, una dimensione di interessi e attività che procede parallela alla famiglia. E poi c’è anche chi arriva a chiedere aiuto perché si trova ad essere la terza persona che si è infilata in un rapporto in crisi, e non riesce né a chiudere la storia, né ad andare avanti con la propria vita.

Tutte queste persone vivono la coppia come un luogo di sofferenza e cercano di rimediare al dolore che sentono dentro riempiendolo con qualcosa di nuovo e di diverso. Il problema è che il dolore non può essere negato se non si affrontano le cause che lo producono, e se queste situazioni non vengono  vissute alla luce del sole possono portare, alla lunga, a vivere dei drammi interiori molto seri. Senza entrare in problemi di ordine morale o etico, chi si trova in situazioni di questo tipo può arrivare a vivere un grande disagio, e specialmente in questo periodo di convivenza "forzata" può aumentare la sensazione di essere scisso tra ciò che vive a casa e ciò che ha lasciato fuori. Questa pausa, dunque, può trasformarsi nell’occasione giusta per fare chiarezza e riflettere su ciò che conta sul serio nella propria esistenza, su chi si vuole davvero al fianco nella felicità, ma anche nel casino più totale. Nelle occasioni più difficili da affrontare, come quelle in cui si rischia di perdere il bene più grande, la salute o addirittura  la vita, tra le braccia di chi vorremmo trovare conforto? È ora il momento di capire veramente cosa e chi tenere stretto, e chi o cosa, invece, lasciare andare.

Non occorre essere arrivati a tradire il nostro partner per essersi dimenticati del valore che ha lui o lei nella nostra vita. Abbiamo ancora voglia parlare con lui, di guardarla, di ridere insieme? Abbiamo desiderio di abbracciarlo? Da quanto tempo non la baciamo, un bacio vero, intendo. Come gli dimostriamo il nostro sentimento? Quante volte le diciamo che le vogliamo bene? 

I giorni di quarantena possono diventare un momento in cui facciamo chiarezza sul nostro mondo interiore, sui nostri sentimenti, sui nostri desideri sepolti. Se non lo abbiamo fatto finora, possiamo porci questi interrogativi adesso. Solo una volta che abbiamo risposto alla nostra personale lista di domande possiamo passare al secondo step: comunicare con l’altro.

Ma questa è un’altra puntata : )

 

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