Mancanza di concentrazione e apatia sono sintomi che derivano dall'isolamento. Consigli pratici per ripartire al meglio dopo il lock down.

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Dopo il lock down Dopo il lock down Photo by Leo Cardelli from Pexels

Con la quarantena è possibile che alcuni di noi stiano sperimentando degli stati emotivi sgradevoli come: mancanza di concentrazione, noia, apatia e voglia di restarsene con il lato B inchiodato al divano, possibilmente ingurgitando una buona dose di serie tv. L'obiettivo non troppo dichiarato è mettersi in pausa, evitare di pensare. In realtà, il risultato che si ottiene è quello di aumentare il groviglio di emozioni spiacevoli che vengono solo momentaneamente messe da parte o represse. Non riuscire a comprendere questi umori e non elaborarli nel modo corretto può portare alla lunga delle conseguenze spiacevoli, provocando delle esplosioni di rabbia o di tristezza, e alterando anche la nostra salute fisica con la possibile produzione di sintomi psicosomatici. 

La psicologia si è già occupata in passato di capire la reazione dell’essere umano ai traumi e all’isolamento. Parecchi studi condotti con i reduci di guerra e con le persone coinvolte in grandi emergenze sanitarie hanno dimostrato che partendo da semplici stati emotivi spiacevoli possono svilupparsi vari sintomi psicopatologici. La noia e l'incapacità di focalizzarsi su compiti anche semplici possono farci sentire pigri e inconcludenti. Sono stati d'animo difficili da gestire, sensazioni completamente nuove che nascono in conseguenza allo shock che l'emergenza sanitaria, economica, ed umana sta causando nella maggior parte di noi. I risultati delle precedenti ricerche possono tornarci molto utili oggi, nel prevenire stati di futuro disagio psicologico. Se conosciamo il nostro nemico, possiamo trovare le giuste armi per anticiparlo e sconfiggerlo!

Tanto tempo per noi, e non sapere come utilizzarlo: il blocco psicologico come reazione allo shock

Durante la quarantena ho scelto di non recarmi in studio e di trasferire il lavoro di consulenza e terapia su Skype. Molte richieste di aiuto arrivano grazie all’attivazione del Video Pronto Soccorso Psicologico gratuito e le storie che ascolto descrivono realtà molto diverse fra loro. 

Da una parte c'è chi sta lavorando tantissimo e non trova neanche il tempo di respirare. Medici e infermieri, agenti delle forze dell’ordine, maestre, professori e moltissime mamme di bambini piccoli stanno facendo i conti con un cambiamento molto pesante nel proprio ritmo di vita. Non è facile lavorare adattandosi alle nuove condizioni e nel contempo mantenere la propria routine in casa, senza il supporto della scuola e senza l’aiuto dei nonni. 

In molti altri casi, invece, ci sono molte persone che si trovano in panne per la sensazione di essere confuse e bloccate nell'affrontare una grande quantità di ore vuote. In una recente intervista Alessandro Baricco definisce in maniera poetica questo sentire come "Una sorta di ronzio, una nebbia nella testa", e parla di una generalizzata "sensazione di costrizione" dovuta all'essere reclusi contro la nostra volontà. Perdere la concentrazione e sentirsi demotivati in questo particolare momento storico può avere una spiegazione scientifica che risiede nella nostra fisiologia. Andiamo a vedere insieme perché può verificarsi questo stato d'animo. 

La sensazione di essere bloccati: una spiegazione scientifica 

Le sensazioni di essere bloccati, di perdere tempo e di vivere giornate inutili possono colpire molte persone abituate ad avere ritmi molto intensi.  Trovarsi improvvisamente immobilizzati a casa può dar vita a stati emotivi sgradevoli come la confusione mentale, la noia, la frustrazione.

Questo accade specialmente se non abbiamo mai dedicato troppo tempo all’introspezione e alla cura del nostro “giardino interiore”.

Quando la nostra vita densa di impegni e corse improvvisamente si ferma è possibile che sia necessario fare qualche piccolo conticino con noi stessi e con le nostre questioni irrisolte. La noia e il senso di vuoto sono vissuti che lamentano tutte le persone coinvolte nelle precedenti emergenze sanitarie studiate. Esse sembrano essere reazioni fisiologiche umane per le quali non dobbiamo sentirci in colpa. Gli studi sul trauma confermano che il sentirsi svuotati di ogni energia è un effetto normalissimo per chi ha subito uno shock o per chi sta aiutando le persone colpite da un’emergenza. Possiamo così sperimentare rabbia irritazione ansia, senso di costrizione, ma anche confusione, rallentamento del pensiero, difficoltà di concentrazione.

Quanti di noi in questo momento lamentano il fatto di non riuscire a mantenere l'attenzione su una singola attività, seppur semplice? Da ciò che leggo, e dai molti racconti che ascolto, in tanti dicono di aver sempre desiderato del tempo per fare le cose più impensate ed ora non riescono neanche a leggere la pagina di un libro! Queste sensazioni generano confusione in molti di noi che sentono di aver perso l’orientamento, e possono dare vita ad ulteriori stati di animo negativi come il senso di colpa, la vergogna,  il giudizio e la critica verso se stessi. A quanti è successo di sentirsi pigri, incapaci, mediocri, nel momento in cui mancano tutte le energie che servono a sviluppare i tanto desiderati progetti? La sensazione di non essere adeguati può essere acuita dal confronto irrealistico con gli altri, nel momento in cui vediamo i social pieni di foto felici e gente iperproduttiva, immagini che sono spesso non troppo veritiere e che rappresentano un singolo momento della vita altrui. 

Se abbiamo già iniziato un piccolo lavoro di autoanalisi e presa di consapevolezza, sappiamo  ormai bene quanto alla nostra mente piaccia prendere il sopravvento con un dialogo interno negativo. Attenzione quindi a come ci guardiamo, a come ci parliamo e a come ci trattiamo. Ricordiamoci che non siamo macchine e che tutto ciò che ci capita di sentire ha un senso e va accolto, prima di pensare a come poterlo cambiare. Una volta accettato il momento per quello che è, un grave periodo di ferma e di riorganizzazione per il mondo intero, possiamo pensare a come allenarci in maniera graduale ma costante per uscire dalla quarantena sereni e senza troppe ferite al nostro ego.

Come ripartire dopo la quarantena. Consigli pratici per non perdere grinta e aumentare la nostra  energia

Se vogliamo mantenere un equilibrio saldo in questo momento di incertezza dobbiamo cercare di mettere in atto una vera e propria strategia di difesa rivolta agli effetti negartivi della quarantena, affinché questi giorni di ritiro contribuiscano a mantenerci forti e spiritualmente pronti per una nuova partenza.

Ecco una lista di azioni che potremmo scegliere di adottare:

  • Accettare le nostre debolezze. Essere consapevoli che le nostre emozioni sono reazioni neuropsicologiche e che non hanno nulla a che fare con la nostra volontà ci aiuta a non cadere nella trappola dell'autocritica. Non possiamo controllare come sentirci dentro e neanche è utile colpevolizzarsi o vergognarsi delle proprie emozioni. Ogni emozione che proviamo ha diritto di essere ascoltata e poi lasciata andare, senza giudizio. Iniziamo ad accettarci e a volerci bene così come siamo, per poi pensare a come migliorare. Attenzione alle parole che usiamo per definirci.
  • Lavarci, vestirci, prepararci alla giornata come se dovessimo uscire. Il cervello è molto sensibile ai messaggi che lo invitano a mantenere una bassa frequenza, come ad esempio, il restare in pigiama tutto il giorno. Combattiamo questa pigrizia mentale pensando che potrebbe arrivare una videochiamata e non è il caso di presentarsi in bigodini o con la canotta della salute in bella vista.
  • Cercare di riposare bene. La mancanza di sonno ha un ruolo importante nello sviluppo dei sintomi ansiosi, quindi è bene mantenere un ritmo sonno veglia regolare provando ad andare a letto presto,  evitando di assumere caffeina nel pomeriggio e cercando di abbandonando i dispositivi tecnologici nelle due ore prima di andare a letto.
  • Curare l’alimentazione, fare movimento, prendere un pò di sole alla finestra aiutano a dormire meglio e mettono il nostro corpo nella condizione migliore per produrre ormoni e neurotrasmettitori utili al nostro benessere fisico e mentale. Prendersi cura del corpo vuol dire sostenere il funzionamento della mente favorendo la lucidità e la produzione di buoni pensieri. Non avere il controllo sugli accadimenti della propria vita e sentirsi in balia degli eventi può creare in molti di noi stati di angoscia difficili da gestire. È molto importante quindi sentirsi attivi almeno nella piccola sfera di cose che possiamo dirigere e controllare. È consigliabile organizzare una routine mattutina che aiuti a prendersi cura di se stessi, a volte basta dedicarsi mezz’ora per meditare, fare ginnastica o anche solo per ascoltare la propria musica preferita e la giornata può partire in modo diverso.
  • Prenderci cura di qualcuno: preparare un piatto speciale per i propri cari da consumare insieme o da inviare a chi amiamo, curare i propri animali domestici, travasare le piante in vasi più confortevoli, fare la spesa per un vicino di casa, telefonare a chi è solo. Sono tutte azioni che combattono la tristezza e stimolano la gentilezza e l’altruismo. Queste azioni hanno un impatto molto forte sul nostro benessere poiché vanno stimolare i neurotrasmettitori responsabili del buonumore e fanno crescere il sentimento di appartenere a qualcosa più grande di noi.
  • Riscoprire l'essenziale. Questo periodo ci obbliga a fare delle rinunce molto pesanti, azzerando la quasi totalità del nostro avere superfluo. Abbiamo scoperto che molti oggetti non ci servono e che molte abitudini sono inutili, se non addirittura dannose. Questi improvvisi "tagli" sono stati per molti di noi un'ottima occasione per riflettere su ciò che è davvero importante nella nostra vita, e cosa invece può essere lasciato andare senza troppi problemi. Ragionare su questa nuova gerarchia di desideri e bisogni potrebbe alleggerire molto il carico delle nostre giornate e renderci maggiormente efficaci nel perseguire ciò che davvero vogliamo ottenere nella vita. "Essere efficaci significa possedere la capacità di concentrarsi sull’essenziale" scrive in un articolo molto interessante Andrea Giuliodori. E sappiamo quanto conti essere efficaci, oltre che efficienti, per realizzare i nostri progetti! Quale momento migliore di questo per iniziare a consolidare i cambiamenti da portare con noi una volta finita la quarantena?  
  • Selezionare le notizie, le fonti di informazione e scegliere una linea di comportamento che ci faccia sentire più al sicuro possibile.  Questa azione genera in noi la sensazione di poter fare qualcosa per avere il controllo. Non possiamo vincere il virus, ma possiamo far molto, oggi, per difendere il nostro territorio. È stato dimostrato dalle ricerche che maggiore è il nostro grado di incertezza rispetto alle modalità di trasmissione del virus e di fronte alle regole da tenere in pubblico e maggiore è la probabilità di sviluppare sintomi di natura psicologica durante e dopo la quarantena. Informiamoci, dunque, con intelligenza, misura e senza fare "overdose" di notizie negative!
  • Socializzare. Rimanere in contatto, anche a distanza, con i propri cari attraverso le videochiamate: sentire la voce delle persone amate stimola positivamente il nostro cervello e aiuta a mantenere alto il tono dell’umore.
  • Meditare, leggere, scrivere, guardare un programma che ci piace e fare qualsiasi azione che arricchisca il nostro mondo interiore. Quando tutto ripartirà saremo contenti di aver messo dei buoni semini per la nostra crescita personale
  • Allargare il proprio punto di vista: oggi, diversamente dalle situazioni passate e per la prima volta nella storia dell’uomo, questa emergenza coinvolge tutto il pianeta. Il blocco delle attività riguarda tutti: è l’intero mondo a fermarsi. Questo fatto, se da una parte crea angoscia, dall’altra può avere un effetto benefico sul nostro animo, poiché viene a mancare la sensazione di “essere tagliati fuori” e di “perdere delle occasioni”, perché in fondo in fondo, siamo tutti sulla stessa barca. Un vecchio proverbio dice “Mal comune mezzo gaudio” ed in questo specifico caso, abbiamo visto quanto l’essere tutti in una situazione di difficoltà accresca il nostro senso di comunità e ci renda uniti e compatti, anche come membri dello stesso paese, contro il nemico comune.
  • Ricontestualizzare il proprio disagio. Essere consapevoli che esistono realtà diverse dalla nostra, dove esistono persone colpite dalla malattia o che hanno perso i propri cari, uomini e donne che stanno vivendo il lutto in una modalità ancora più complessa di quanto accadrebbe normalmente, ci mette in condizioni di ridimensionare quanto ci accade. Quest’azione, d'altro canto, va condotta con rispetto e lucidità e senza perdere il contatto con le nostre personali emozioni. Non dobbiamo sentirci in colpa se abbiamo sensazioni spiacevoli, pur essendo tra i “fortunati”, e neanche trascurare stati di animo negativi che possono essere un peso importante da portare e una minaccia per il nostro equilibrio psicologico. Se abbiamo la fortuna di essere in salute e protetti in una casa, con cibo e connessione internet illimitata, abbiamo l’obbligo morale di non lamentarci a vuoto e di impiegare tutto il nostro tempo extra per occuparci in maniera costruttiva del nostro disagio interiore.

Quando i consigli non bastano. L'importanza di chiedere aiuto 

Se nonostante tutto l'impegno e la voglia di reagire  la sensazione di disagio dovesse aumentare fino a compromettere la qualità della propria vita, può essere utile contattare un esperto. Il colloquio psicologico può alleviare la sofferenza e aiutare chi si trova in difficoltà a trovare le risorse per costruire un nuovo equilibrio. 

A volte basta un incontro telefonico o in video chiamata per mettere ordine fra le emozioni sgradevoli e per tornare a governare i pensieri disturbanti. 

 

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