A tu per tu con lo psicologo - “Dottore, sono normale?” - Qualche riflessione sulla nostra crescita personale

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A tu per tu con lo psicologo - “Dottore, sono normale?” -  Qualche riflessione sulla nostra crescita personale Crediti Immagine Paolo Farina

Quelli di “normalità” e di “diversità” sono concetti con i quali uno psicologo si trova ben presto ad avere a che fare avendo a cuore il benessere della persona che fa una richiesta di consulenza. “Sabrina, è normale ciò che provo?”. “Dottoressa, è normale ciò che mi sta accadendo?” Quante volte ho sentito frasi simili! Le prime domande di una persona sofferente, spesso, non sono tese a scoprire le origini del malessere, quanto questo possa durare o cosa sia possibile fare per uscirne. Quello che interessa maggiormente a chi si trova di fronte ad una crisi, nella maggior parte dei casi, è solo sapere se il proprio stato sia considerato“normale”. L’antico detto “mal comune mezzo gaudio”, dunque, sembra essere molto gettonato anche in tempi modernissimi. 

Desideriamo tutti essere unici, speciali e originali… ma allo stesso tempo abbiamo un’incredibile paura di essere considerati  “diversi”. 

Ma cosa c’è di così irresistibile in questo concetto di “normalità”? E chi può dire di possederla veramente? Se guardiamo bene, troviamo somiglianze e differenze tra ogni singolo essere del pianeta. Le similitudini che esistono tra individui di una stessa specie consentono di portare a compimento la riproduzione ed il mantenimento della specie su questo pianeta, ma è la variabilità genetica che  consente la capacità di adattamento e di sopravvivenza. Insomma, senza la diversità, non esisterebbe la vita! Nonostante questo dato sia abbastanza evidente...

Quando il nuovo si affaccia nella nostra esistenza siamo spesso un pò a disagio, sia che si tratti di una novità esterna che impatta contro il nostro guscio di certezze, sia che si tratti di una spinta interiore che si differenzi dalle precedenti.

Il bisogno di sentirsi uguali agli altri e la lotta per conquistare un’individualità indipendente e originale. Quando la normalità statistica non è garanzia di benessere

Normalità e diversità sono concetti essenziali per il benessere psicologico. Entrambi hanno, infatti, un ruolo importantissimo nel mantenere l’equilibrio tra il bisogno umano di sicurezza e quello, altrettanto importante, di crescita e cambiamento. Lo sviluppo della propria personalità non sempre segue dei percorsi lineari. A volte, e a qualsiasi età, possono verificarsi degli stop, degli inciampi o dei momenti di riflessione dove veniamo in contatto con la sensazione di malessere. Una delle prime lezioni che ci insegnano le neuroscienze, è che tra lo sforzo di adattarsi al nuovo e rimanere nella propria zona di sicurezza, la mente sceglierà quasi sempre di non aprirsi e di restare in una tranquilla “normalità”. 

Vedendo il tipo di problemi che molte persone mostrano nel fronteggiare situazioni nuove, o realtà molto diverse dal proprio quotidiano, mi son però posta spesso una domanda: “La “normalità” è davvero questa zona sicura?”  Siamo tutti “normali” rispetto a qualche caratteristica precisa, ma questo non garantisce il sentirsi bene, o “a posto” in senso assoluto. 

Esiste una normalità statistica, che viene rappresentata dal concetto di “media”, ma essa è solo un dato e non è una garanzia di serenità. 

Come ci è stato dimostrato più volte dalla storia, non è detto che la normalità statistica sia un “numero giusto”. La maggior parte dei nostri diritti civili è stata conquistata grazie al fatto che qualcuno sia un giorno uscito dal coro, e abbia iniziato a pensare e ad agire in modo “diverso”. Se Rosa Parks nel non così lontano 1955 non si fosse opposta alle regole “normali” per quei tempi, sedendosi in quella porzione di tram riservata ai bianchi, chissà per quanti anni ancora la segregazione razziale avrebbe imposto i suoi disumani dettami. 

L’incontro con la diversità, dunque, rappresenta per l'uomo una grande risorsa. Lo stimolo che riceviamo verso la nostra crescita interiore diventa davvero un trampolino potente in tutti quei fruttuosi casi in cui questo venga vissuto con interesse e con la voglia di sfruttare il match per apprendere qualcosa in più sul mondo e su se stessi.

La paura di essere diversi. Da dove nasce e perché ci riguarda

La paura di essere diversi, di non essere conformi, ha radici antiche. Sappiamo bene tutti quanto fosse importante per un uomo primitivo rimanere protetto nel caldo ventre della tribù. Chi non si allineava al pensiero dominante, chi si opponeva alle regole, chi era considerato “diverso” veniva allontanato e lasciato solo a fronteggiare un destino di stenti e morte prematura. 

Eppure, anche se nel mondo moderno non esiste più questa spaventosa minaccia, abbiamo comunque ereditato una paura profonda nei confronti del giudizio esterno. 

Il timore è spesso quello di non essere accettati per ciò che siamo veramente, e la reazione a questa paura è una naturale tendenza ad omologarci. 

Il volersi conformare, il desiderio di aderire a dei canoni di bellezza precisi, il bisogno di essere riconosciuti ed apprezzati dai membri della nostra comunità… sono tutte necessità che restano più o meno inconsce a seconda del grado di consapevolezza che abbiamo raggiunto. Ci vuole, infatti, molta determinazione, e tanta sicurezza, per sfidare ciò che il modello dominante impone e per seguire le indicazioni che scaturiscono dalla nostra bussola interiore. 

Come affrontare il momento di crisi e la paura del giudizio 

Dalla mia esperienza in studio, ho imparato che molti disagi possono nascere nel momento in cui sperimentiamo dei desideri o delle sensazioni che crediamo non essere in linea con i valori ricevuti nella propria famiglia di origine, o quando abbiamo dei comportamenti che potrebbero essere giudicati male dai nostri pari. Quando le nostre esigenze interiori si scontrano con il sistema di valori che non sono “nostri” al cento per cento, ecco che possono scaturire delle profonde crisi interiori. 

Molte volte può accadere che il sistema di certezze che abbiamo interiorizzato non sia stato veramente scelto da noi, ma che questo sia stato assorbito “per osmosi“ dalla nostra rete di relazioni fondamentali. Quando cresciamo facciamo delle esperienze che ci portano a scoprire nuovi modi di vedere e di intendere la vita, e questa evoluzione può portarci a scoprire un mondo interiore fino a quel momento sommerso e sconosciuto. È possibile che nel viaggio di scoperta verso se stessi alcuni desideri vengano negati o repressi, e che ci si convinca che sia giusto vivere una vita a metà, senza entrare troppo in contatto con la nostra essenza profonda. 

In altri casi, quelli più fortunati, è invece possibile superare questi momenti di crisi rivisitando e personalizzando il precedente sistema di valori, o persino trovando e rispettando una nuova gerarchia di significati importanti, un sistema di valori “nostri”, all’interno del quale sentirsi bene e “a casa”. 

Questa trasformazione avviene in modo proficuo se siamo sufficientemente elastici e capaci di  aprirci con curiosità verso tutto ciò che proviene da noi stessi, ma anche verso tutto ciò che è “altro” rispetto a noi, abbandonando le nostre paure e sconfiggendo le nostre credenze limitanti.

La consulenza psicologica come strumento di cambiamento 

"Un uomo dovrebbe cercare di essere ciò che è, e non ciò che pensa che dovrebbe essere." A. Einstein

Nel caso in cui il disagio diventasse difficile da affrontare con le sole nostre risorse, può essere fondamentale il confronto con un professionista. Molte delle nostre problematiche, infatti, si risolvono naturalmente, semplicemente crescendo e maturando. Altre, per essere superate hanno bisogno di un piccolo sostegno da parte di chi ha già aiutato molte persone alle prese con quel tipo di problema. Parlare con uno psicologo, in un momento di crisi, può portare un reale beneficio. 

Spesso basta una sola singola seduta per mettere ordine fra i pensieri e le emozioni e innescare le giuste domande per avviare il processo di cambiamento.

 

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