Vivere nel presente ci rende persone più serene e migliora la nostra vita. La psicologia ci rivela come allenare la nostra consapevolezza

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Qui ed ora Qui ed ora Foto di Andrea Piacquadio da Pexels

“Ti preoccupi troppo di ciò che era e di ciò che sarà.

Ieri è storia, domani è un mistero, ma oggi è un dono, per questo si chiama presente”

Maestro Oogway

Il maestro Oogway consegna queste parole al suo discepolo che lo ascolta attentamente spalancando gli occhioni grandi da panda davanti a tale meravigliosa rivelazione.

Si dice che questa piccola formula segreta del saper vivere felicemente fosse già uscita dalle labbra della famosa attivista per i diritti civili Eleanor Roosvelt, ma si sa, un cartone animato emoziona più di cento libri di storia! 

E così, anche io mi trovo a citare Kung fu Panda, felice di farlo, complice il fatto che a doppiare il protagonista della nostra storia sia uno dei miei artisti preferiti...  :D

Ma perché questa frase ha un così grande impatto su di noi? E perché lo scambio queste parole si è trasformato in una delle vignette più pubblicate sui feed dei vari social?

Una possibile ragione è che, sebbene ogni essere umano conosca l’inestimabile valore dell’attimo presente, ci sia sempre bisogno di fermarsi un secondo o due a riflettere, prima di … ricordarsene!

Piuttosto paradossale il doversi rammentare dell’esistenza di noi stessi nel presente… ma se ci pensiamo bene è una capacità non così scontata.

Da tempo immemore i migliori maestri spirituali e ora anche i miei colleghi psicoterapeuti invitano a tenere a mente una profonda verità: il passato è solo un ricordo e il futuro è solo un’aspettativa. Entrambi hanno vita solo nel momento presente.

Questa consapevolezza può davvero farci riconoscere il potere immenso del vivere nel "Qui ed ora", essendo questa l'unica realtà in cui essere vigili, attenti e in grado di scegliere comportamenti efficaci. Essere attenti e presenti ci evita di reagire in modo automatico agli stimoli, e può donare un senso vero a ciò che stiamo facendo nel mondo, letteralmente cambiando la  nostra vita … in meglio!

Sovrappensiero è un posto bellissimo. Oppure no?

Un tempo ero affascinata da una frase che mi capitava spesso sotto agli occhi. Recitava così: “Sovrappensiero è un posto bellissimo”.

Da persona con un’accentuata vena creativa, ho sempre pensato che l’immaginazione fosse un magnifico posto da “abitare”.

Saper vivere in una dimensione parallela sganciata dalla spesso amara realtà, avere un posto assicurato negli spalti della fantasia e riuscire a costruire una “bolla” isolata dagli accadimenti in corso era, nella mia limitata idea, utile ed in alcuni momenti addirittura salvifico. Chi fa un lavoro che lo mette sotto stress può capirmi, come chi assiste una persona malata, o anche come chi, come me, ha o ha avuto figli piccoli, minuscoli organismi animati da forze indistruttibili che parlano ininterrottamente e  richiedono ogni grammo di energia. 

A volte, staccarsi per pochi nanosecondi dal proprio corpo riuscendo a ritrovare uno stralcio di pensiero proprio … per quanto marmellatiforme, beh, può avere il proprio sacrosanto perché! ;)

Questo pensavo tempo fa, nella mia poetica visione della fantasia e dell’immaginazione. Poi ho scoperto la Mindfulness  e ho capito l’immenso pericolo che corriamo tutti, nella vita, a non essere presenti e padroni della nostra attenzione. 

La distrazione disturba continuamente il nostro essere nel Qui ed Ora. Essa è un nemico invisibile che, come un insaziabile virus, mangia voracemente il nostro tempo.

Ma quanti di noi ne sono davvero consapevoli?  Quanti pensano ancora che “sovrappensiero” sia un posto bellissimo? Se così fosse, alla fine di questo articolo ne resteranno ben pochi :)

La distrazione. Un pericoloso virus mangiatempo

“Mamma, sei distratta!”, “Amore, hai lasciato la macchina aperta”, “Sorella, hai messo su la macchinetta del caffè senza acqua dentro”.

Devo dire, non senza un po’ di imbarazzo, che mi capita spesso che certe frasi siano dirette proprio a me, e nei periodi in cui passo molto tempo a scrivere noto che il mio essere “assente” si intensifica e diventa visibile anche agli occhi più distratti :D

Ci sono dei momenti, però, in cui la mia attenzione è al massimo. 

Mi capita quando riesco a fermarmi qualche minuto a coccolare i miei figli (quei pochi attimi in cui ancora me lo consentono!), quando pratico la mia ora di hip hop, quando mi occupo del giardino e dei miei animali, e soprattutto, mi accade quando lavoro. 

Nel momento in cui il paziente parla di sé, le mie antenne invisibili sono al massimo dell’estensione. L’attenzione è accesa a mille e tutti i miei problemi restano fuori dalle pareti dello studio, così come i miei programmi, i dolori e le gioie che non appartengono al momento presente. In quel lasso di tempo magico esistiamo solo io e la persona seduta davanti a me, i quadri, le poltrone, il sole che filtra dalle tende della finestra, l’acqua fresca che tengo a portata di mano. La mia coscienza è pronta a captare ogni informazione, ogni segno, ogni collegamento sommerso che possa aiutare a portare luce sulla strada che stiamo percorrendo insieme.

È una sensazione molto bella quella di vivere intensamente il momento presente, senza ombre e senza ganci che possano portar via l’attenzione dalle sensazioni e dai pensieri che viviamo in quel preciso attimo che scorre.

Sono sicura che chi sta leggendo le mie parole abbia ben presente lo stato di coscienza che sto descrivendo, indipendentemente dal momento e dal modo in cui si è provata quella meravigliosa sensazione di vigilanza.

Rimanere nel momento presente senza giudizio e senza distrazioni non è però un'operazione così semplice da realizzare. La distrazione, infatti, è una bella piaga per ogni tentativo che facciamo di essere vigili e presenti, ed è un fenomeno sempre pronto a danneggiare la nostra capacitò di prestare attenzione a ciò che facciamo. Come uomini e donne moderni, siamo sottoposti ad un numero sempre maggiore di stimoli e anche se il cervello è un organo predisposto a saltellare da un compito ad un altro, nel tentativo costante di salvarci la vita, non sempre riusciamo a concentrare la dovuta attenzione sulle nostre azioni.

Quante volte può essere capitato di metterci seduti a leggere, con la brezza estiva che filtra dalla finestra e un piacevolissimo sottofondo di grilli e cicale, l’odore del caffè appena uscito che pervade la stanza, il libro fra le mani ma… la nostra mente si trova a vagare fra il significato delle parole lette ed il timore che la data del nostro esame si presenti con troppa velocità, tra il piccolo rimorso di aver mangiato troppi carboidrati a pranzo (benedette lasagne di nonna!) e la rabbia per come ci ha trattato il nostro compagno?

Siamo umani, la nostra attenzione è un processo complesso e volubile che per la sua velocità di azione ci è molto utile a riportare ogni giorno la pelle a casa, ma che cade spesso preda di numerosi richiami che poco hanno a che fare con i reali pericoli per la nostra sicurezza. Se lasciamo spazio alla tentazione di distrarci mentre il professore parla, poco male, al massimo rischieremo di dover studiare un po’ di più a casa. 

Ma se questo vagabondare “sovrappensiero” mina la qualità del nostro tempo, rendendoci sempre più distaccati da ciò che accade intorno a noi e sempre meno connessi con la magia del “Qui ed ora”… allora intere fette di vita rischiano di scorrere fra le nostre dita come sabbia, senza che ce ne rendiamo neanche conto e senza che ci godiamo a fondo tutto il sacro della vita che è racchiusa in ogni istante. 

La mente è un organo che assomiglia ad un oceano di pensieri in tempesta. Allenare la capacità di restare vigili permette di migliorare la nostra vita

La nostra mente, malgrado molte persone si siano ingenuamente identificate con essa, è solo un organo come tutti gli altri presenti nel nostro corpo e come tutti gli altri organi essa possiede una funzione: anticipare e prevenire tutti i pericoli che possiamo incontrare durante il nostro cammino.

La mente umana si è talmente evoluta e specializzata nella sua funzione di prevedere la realtà che può essere definita un vero e proprio “simulatore” di esperienza. 

Essa fatica a restare ferma e lucida nel momento presente poiché è impegnata in un moto continuo tra ricordi di esperienze fatte e aspettative di accadimenti futuri, movimento che si traduce in un chiacchiericcio interno fatto di giudizi, commenti, consigli, interrogativi, previsioni, dubbi, sentenze. 

Molto del malessere psicologico che sperimentiamo durante il corso della nostra vita non deriva da fatti concreti che la nostra mente affronta nel momento che stiamo vivendo, ma dal tentativo di pre-occuparci di situazioni già successe o non ancora accadute. Facciamoci caso: se analizziamo i nostri pensieri fastidiosi o molesti vediamo che essi sono spesso legati alla paura, alla preoccupazione e all'ansia per qualcosa che in quel momento non è presente, ma che si è verificato in passato o può materializzarsi in futuro.

 “Noi non soffriamo per i fatti, ma per la rappresentazione che noi abbiamo dei fatti.”

Epitteto

L’essere umano vuole evitare di ripetere i vecchi errori del passato e non vuole assolutamente  commetterne di nuovi.

In questo incessante lavoro di ricordo e previsione, la mente assomiglia ad un oceano di pensieri in tempesta e se non siamo bravi a tener forte la barra del timone, regolando costantemente le vele, rischiamo di scarrocciare ovunque la corrente di pensieri decida di portarci.

Se non prestiamo abbastanza “attenzione" al “Qui ed ora” potremmo spalancare la porta alle distrazioni, rischiando di non concentrarci sugli eventi che stanno accadendo e lasciando che siano gli automatismi a guidare i nostri comportamenti, mentre noi, comodamente, pensiamo ad altro! 

Accade, per esempio, mentre mangio un panino e nel contempo scorro le notifiche sul cellulare. La mia attenzione si allontana dall’esperienza del mangiare e si concentra su ciò che leggo. È inutile dire quanto io ci perda in termini di soddisfazione e godimento del mio pranzo! 

Lo stesso capita quando ci roviniamo gli ultimi attimi liberi della domenica sera, al solo pensiero della sveglia il lunedì. In quel momento siamo oggettivamente liberi, ma la nostra mente crea la propria prigionia, anticipando il momento di difficoltà. 

Il fatto poi di essere immersi in una realtà sociale che ci obbliga ad avere tempi sempre più stretti e ad essere incastrati in tabelle di marcia sempre più ambiziose, non aiuta certo a recuperare la nostra presenza mentale.

I nostri pensieri ci spingono ad essere sempre un minuto avanti rispetto al momento che stiamo vivendo: i prodotti mentali corrono su e giù nelle diverse dimensioni temporali, lasciandoci spesso stanchi, svuotati e scontenti. La sensazione più terribile che si può provare vivendo con il pilota automatico inserito è quella di non essere padroni del nostro tempo. 

E così potrebbe accadere di andare a dormire pensando a quando ci dovremo alzare e di alzarci pensando a quando torneremo a dormire… Non è certo augurabile una vita così!

La capacità di essere presenti a noi stessi, e di sapersi concentrare la nostra attenzione sulle azioni che compiamo nel "Qui ed ora" ci aiuta ad assaporare meglio i momenti che stiamo vivendo, dilata la nostra personale percezione del tempo e aumenta il nostro livello di felicità percepita. 

Per allenare l’attenzione dobbiamo iniziare a fare una cosa importantissima: prendere consapevolezza della nostra assenza.

Mettere attenzione in ciò che facciamo è una capacità che, se allenata correttamente, porta grande beneficio alla nostra vita. Ecco qualche esercizio per iniziare a migliorare la nostra consapevolezza

Come abbiamo visto nei paragrafi precedenti, passiamo gran parte del nostro tempo agendo in modo meccanico, senza dare la giusta attenzione a ciò che ci sta accadendo nel momento presente. Attraverso dei semplici esercizi offerti dal generoso bacino della Mindfulness possiamo riappropriarci della nostra attenzione, e con essa, della qualità del nostro tempo. Ne propongo un paio per iniziare il nostro allentamento : ) 

Esercizio 1

Elenca tutte le attività che hai svolto da quando hai aperto gli occhi e assegna ad ogni azione un punteggio che valuti in che misura eri presente durante il suo svolgimento. Accanto al voto appuntati le azioni che  stavi eventualmente affiancando agli automatismi. 

Esempio: Azione: Guidare fino al lavoro. Voto presenza: 7/10. Azioni secondarie : programmare la giornata, sognare la vacanza, fare la lista mentale della spesa (ecc...)

Alla fine di questo esercizio scegli una sola di queste azioni che hai compiuto con il pilota automatico inserito e prova a vivere per una settimana quell'esperienza, dall'inizio alla fine, concentrandoti solo quello notando quando ti distrai dall'azione che stai compiendo. Puoi aiutarti usando dei bigliettini colorati, un timer, o cambiando piccoli dettagli nello svolgere l'azione  che possano ricordarti il tuo impegno. Per esempio: puoi mangiare utilizzando la mano sinistra sei sei destrorso, e viceversa se sei mancino, in modo che l'azione diventi più difficile e concentri maggiormente l'attenzione su ciò che stai facendo in quello specifico lasso di tempo.

Il secondo esercizio l'ho preso integralmente dal libro  “Facci caso. Come non farti distrarre dalle sciocchezze e dare attenzione a ciò che conta davvero nella vita”, di Gennaro Romagnoli, poiché lo trovo un ottimo modo per allenare la nostra consapevolezza, ed è di facile realizzazione in qualunque momento della nostra giornata! Vediamolo insieme:

Esercizio  2

"Fai una passeggiata nel luogo in cui vivi e cerca almeno due o tre elementi che ti sembra di non aver mai visto. Evita di cercare cose nuove, poiché in qualsiasi luogo tu viva sono convinto tu possa trovare due o tre particolari su cui non hai mai riposto la tua attenzione. Più cose riesci a trovare più bravo sei! Da più tempo erano presenti, magari una casa antica od un albero secolare, e più significa che stai allargando la tua consapevolezza". (Facci caso" di Gennaro Romagnoli, cap."Ti presento la tua attenzione")

Questo esercizio ci aiuta a capire che l'attenzione non è un processo passivo che viene attivato da ciò che ci interessa, ma, al contrario è un'abilità che può essere allenata. Concentrare quell'energia su ciò che riteniamo importante nella nostra vita porta indubbiamente molti vantaggi in ogni ambito, persino in quello dei rapporti interpersonali,  ed il dott. Romagnoli ci accompagna, capitolo dopo capitolo, in questo difficile, quanto necessario miglioramento. 

È piacevole leggere il libro e notare quanto l'allentamento quotidiano proposto dagli esercizi possa regalare ogni giorno delle piccole, preziosissime sorprese! Se potessi, inserirei il manuale del collega fra testi obbligatori di scuola superiore ;) Per il momento, mi limito a consigliarne la lettura! 

Conclusioni

Saper vivere nel presente senza essere preda della distrazione ha un effetto molto benefico sulla nostra vita e sulle nostre relazioni.

Uscire dal circuito del pensiero giudicante e dal tunnel delle preoccupazioni ci rende persone più equilibrate, gentili con noi stesse e migliora in maniera significativa anche i legami che stabiliamo con gli altri.

La meditazione è la strada maestra per allenare la nostra capacità di “stare” nel presente, ma esistono tanti modi per rinforzare il “muscolo” dell’attenzione, anche partendo da piccoli esercizi da fare quotidianamente.

Nel caso in cui i pensieri diventassero di difficile gestione e la lettura di un articolo o di un buon libro non bastasse ad alleggerire il carico di emozioni ingombranti che sentiamo invaderci,  potrebbe essere utile contattare uno psicoterapeuta.

A volte basta un solo colloquio per recuperare l'equilibrio perso e mettere ordine fra pensieri ed emozioni :)