Adolescenza ai tempi del Covid. Lettera aperta alla mia giovane paziente

Non c’è felicità senza termini di paragone incisi sulla pelle Non c’è felicità senza termini di paragone incisi sulla pelle Getty Images Italia SRL

Il mio è un lavoro particolare. Per uno psicologo non è facile separare ciò che fa in studio da ciò che è fuori, né è sempre possibile lasciar cadere la penna a fine seduta e tornare a casa senza portare dietro quel carico di emozioni che emergono attraverso ogni tappa della terapia.  

Un’energia potente sgorga dai fiumi di parole, dai gesti, dai silenzi condivisi nel caldo guscio della Stanza 1, la mia preferita, quella con la stampa di Klimt alle mie spalle e i pesciolini nell’acquario che danzano, ignari di tutto il dolore che scorre.

Da quando esercito, non c’è una persona che non abbia lasciato un piccolo cambiamento in me, nel mio modo di vedere il mondo. 

Ogni racconto è una finestra da aprire e un labirinto nuovo da percorrere insieme, ogni domanda è una tela da dipingere con colori spesso solo distrattamente dimenticati in un vecchio cassetto. 

Non sempre scrivo ciò che mi lascia questo ricchissimo scambio umano. Stasera, però, non riesco a dormire senza scrivere le emozioni che sento dentroIl colloquio di oggi pomeriggio ha lasciato in me una dolcezza infinita e una profonda gratitudine. 

Così, anche se la mia Signorinaocchigrandi non può leggere queste mie parole, io le scrivo lo stesso, affinché il mio pensiero e la mia energia la possano raggiungere e arrivare anche a tutti quei ragazzi che vivono le ruvidità di questo presente un po’ diverso da come lo avevamo immaginato per loro. 

Lettera aperta alla mia giovane paziente 

“Cara Signorinaocchigrandi, prima di tutto le vorrei dire che è un onore aver ricevuto la sua richiesta di aiuto e un privilegio riuscire a portare un pezzetto di sereno nel suo caos fatto di dossi, salite e curve strette. 

L’adolescenza è una brutta bestia. 

Lo è per lei, ma lo è stato (davvero) per tutti.

Non posso dirle ciò che ho pensato e fatto io alla sua età, il codice deontologico non prevede tali confidenze ... Ma mi creda sulla parola: se ce l’ho fatta io, ce la farà di sicuro lei, che si vede lontano un miglio che ha la stoffa dei campioni.

Le cose che vuole dirmi già le so, le leggo nel velo di tristezza che le incurva le spalle.

Andare a scuola era noioso, ma ha appena scoperto che non andarci è forse peggio.

Ha pian piano dovuto rinunciare alla sua vita, un pezzo alla volta, mollando lo sport, le passeggiate in gruppo, i fast food nel pomeriggio, le prime serate in disco, gli sleep over, le gite, i giri in metro fino in centro, gli ape colorati e le cioccolate con panna nei bar affollati di risate e schiamazzi. 

Ha dovuto festeggiare i compleanni in due o tre gatti spennati, senza vestito elegante e senza poter abbracciare i nonni. 

Ha passato il Natale più solitario della sua giovane vita e ha dovuto programmare le uscite guardando il rosso sul calendario invece del grigio del cielo. 

Ha dovuto fare amicizia attraverso uno schermo, rinunciando agli amori immediati e spontanei che nascono dallo star insieme fuori casa ore e ore a cazzeggiare, vagando senza meta, bevendo dallo stesso bicchiere e trovandosi ad un tratto così vicini da potersi sfiorare e baciare.

È facile in questa palude di stimoli mutilati sentirsi soli. Impauriti. Sbagliati.

È naturale piangere a fiumi, o restare seduti muti come arbusti, se ogni volta che ti alzi "ci" prendi la sveglia.

Però voglio dirle una cosa Signorinaocchigrandi: diventare adulti è un’impresa ardua da sempre.

Per ogni donna e per ogni uomo del pianeta l’adolescenza è lo stesso identico film, cambiano i personaggi, gli scenari, i dialoghi … ma la storia è sempre la stessa: tu stai di merd@ e il mondo non si volta a raccogliere i pezzi di cuore che spargi per strada.

Lei Signorina oggi fa una scelta coraggiosa, ferma la giostra che non la diverte più e socchiude la mia porta.

E non sarà divertente, né facile aprirla. 

Da qui intravedo un cammino pieno di semafori, fango e tunnel segreti ancora da mappare.

Lei mi guarda speranzosa dopo che l’ora è scivolata via, lo sguardo teso che attende indicazioni e risposte, ed io in cambio le offro solo un sacchetto pieno zeppo di nuove domande. 

Le dico solo una cosa, e magari non colmerò il suo vuoto (ma il mio un po' si) : il male che sente ora non durerà per sempre. 

Un giorno lei si volterà e sorriderà della sua meravigliosa vulnerabilità, dei suoi pensieri un po’ pazzi.

Non c’è crescita senza dolore e non esiste felicità senza termini di paragone incisi sulla nostra pelle.

Io so che una vita straordinaria la aspetta là fuori, insieme ad una cascata di esperienze meravigliose da scoprire, scartare e gustare come quadretti di cioccolata trovati sul cammino. Lo so perché vedo nei suoi occhi grandi le mille e più risorse ripiegate nei suoi “Non credo”, nei suoi “Non so”.

Stasera vada a letto pensando di esser stata coraggiosa, prima di chiudere gli occhi si concentri sulla forza che sobbolle in lei e sorrida: respirare in un sorriso renderà il sonno sereno e luminosi i suoi sogni. 

In attesa del vento giusto e finché lei me lo chiederà, soffieremo insieme per spiegare metro metro le sue ampie e maestose vele. 

Il futuro è lì che aspetta radioso, come un sole nascosto oltre le nubi di questo stop.

Adesso posso finalmente posare la penna ;) e sperare di avere sogni luminosi anche io, perché sto respirando a fondo e perché sto sorridendo, grata di ciò che ho ricevuto anche stavolta. 

Buonanotte Missocchigrandi ... e buon viaggio a noi.

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