Una panchina per te. Quando l'amore e la sofferenza si trasformano in un luogo dove ri-CORdare

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Siamo io e te Siamo io e te

 L’11 Agosto 2021 è stata una data importante per me, per il nostro gruppo di amiche, ma anche per tutti gli abitanti del quartiere dove tu, cara Laura, hai passato i tuoi anni più luminosi: Casal Palocco.

In realtà, una data speciale lo è sempre stata, visto che in quel giorno d’Agosto cadeva il tuo compleanno ed è stata l’occasione che, per decenni, ci ha riunite tutte insieme a festeggiare. 

“Partite prima o dopo l’undici eh, non fate scherzi!”

Rivivo nella mia mente il suono della tua voce e della tua risata, mentre ci minacciavi in maniera scherzosa … ma non troppo! ; - )

Quest’anno l’11 Agosto è stato un po’ diverso, abbiamo brindato ad acqua e, per la prima volta, senza il tuo immenso sorriso ad illuminarci. Ma posso dire con certezza che tu sei stata presente in ogni sguardo, in ogni gesto ed in ogni abbraccio che ha accompagnato l’incontro fra me e le tue “ragazze”.

Il motivo della nostra riunione, in questo difficile giorno d’estate, è stato in realtà duplice: ricordare l’anniversario della tua nascita e anche posizionare una panchina che ricordasse a tutti noi la tua impronta preziosa qui, sul tuo territorio, fra la gente che ti conosce e che ti vuole bene.

Laura Moreschi, in arte Lalla Palla

Credo che non ci sia persona a Casal Palocco a non sapere chi fossi tu, cara Laura.

Eri rumorosa, solare, caciarona, irriverente. 

Una di quelle persone che, una volta entrate in un bar, in un negozio o in un ristorante, ne cambiano immediatamente la temperatura. Una sorta di stufetta umana dispensatrice di allegria e buonumore, impossibile non notarti, tu con la tua frezza viola, i tuoi occhiali fluo, i calzini sempre volutamente spaiati. Tu con la tua fragorosa risata che riportava alla vita e alla gioia anche il cuore più freddo. 

Le persone ti hanno conosciuta per ciò che eri ogni giorno nella quotidianità: una persona vera, autentica, che non faceva mistero delle proprie debolezze ma che anzi, le mostrava al mondo, utilizzando quelle piccole grandi ferite come enormi porte che aprivi, generosa, a chiunque vedessi soffrire. 

Di fronte al dolore non ti tiravi mai indietro, eri sempre pronta e in prima linea per aiutare gli altri, e posso dire che il volontariato è stata solo la punta dell’iceberg rispetto a tutto ciò che facevi. 

Ricordo i racconti delle tue giornate, quando partivi per fare la spesa e arrivavi a casa due ore dopo perché ti eri fermata ad accompagnare la vecchietta sotto la pioggia, o quando ti fermavi a raccogliere cibo e scatolame per le famiglie indigenti di Ostia, o quando mettevi insieme il latte in polvere e i vestitini per le associazioni delle mamme in difficoltà. 

Erano mille le cause che sposavi entusiasta e ogni giorno c’era un nuovo treno che partiva dalla stazione del tuo cuore grande.

E poi c'erano i bimbi del Bambin Gesù, quelli che chiamavi i tuoi bambini.

L’Ospedale Bambino Gesù e i tanti venerdì barrati in agenda

Ricordo con chiarezza uno di quei tanti venerdì che dedicavi al tuo volontariato. Il reparto di oncoematologia pediatrico del Bambin Gesù era per te una seconda casa e “I ragazzi della luce” una grande famiglia. 

Quel giorno era il tuo compleanno ed io ti ho accompagnata per conoscere quella parte così importante di te. Ti seguivo fra le corsie come un cocker che ha perso il cancello di casa, le orecchie basse ed il sorriso impacciato di chi entra in punta di piedi in un mosaico di dolori inenarrabili. 

Osservavo quel che facevi e cercavo di abbracciare con gli occhi tutte quelle creature, esserini vulnerabili che ovunque avrei voluto vedere tranne che in una stanza d’ospedale.

Tu, invece, eri a tuo agio e ti muovevi come un delfino fra le onde: scherzavi, facevi la matta tra un letto e l’altro, per ogni figlietto trovavi un soprannome, uno scherzo, una battuta. E loro si illuminavano, subito pronti a giocare e a ridere insieme a noi.

La facilità con cui entravi in contatto con i bimbi era un dono immenso che raramente ho incontrato nella mia vita, ma anche le mamme ti adoravano! Avevi il sorriso grande per i piccoli e le orecchie e le spalle ampie per gli adulti che cercavano disperatamente una direzione in quel caos di schiaffi che la vita stava generosamente distribuendo sulle loro facce stanche. 

Grazie alla tua carica, i tristi pomeriggi in ospedale iniziavano a colorarsi e a cambiare forma, come i palloncini che fra le tue mani diventavano buffi coniglietti da stringere al petto o lunghe spade per cavalieri erranti.

Felici i medici, felici i bimbi!

“I medici sono i più difficili da trattare!”, mi confidasti prima di arrivare in ospedale, mentre facevamo la "spesa grossa" da Alice Pizza.

“Sono diventati duri, rigidi, per tutto il dolore che hanno visto. Allora io porto un megavassoio di pizza per tutti, poi li chiamo nel cucinino, li faccio mangiucchiare, parlare e alla fine si fanno pure qualche risata. Me li coccolo. Tutti, eh! Medici, infermieri, portantini, inservienti... se sono sereni, poi son sereni anche i genitori che ci devono stare a contatto. Se sono felici i grandi, saranno felici anche i miei bimbi.”

Così ragionavi tu, senza troppe complicazioni. Quello che c'è da fare si fa e poche storie, non importa quanto alla fine costasse a te, come essere umano, tutto quel dare. Eppure tu mi dicevi che uscivi da lì "rigenerata". 

"Forse sono pazza io, che dici, Cicca?"

Che dico Lallina? Dico che tu stavi imparando lì, sulla tua pelle e a contatto con la Grande Sofferenza, quello che io avrei trovato sui libri di Psicologia Positiva: la felicità è una catena, cominci da un piccolo anello e poi aggiungi pian piano tutto ciò che abbiamo a disposizione, niente di impossibile... azioni semplici ma piene di valore, fino a trasformare quei minuscoli anellini in una splendida, elegantissima (insostituibile) collana.

La panchina dedicata a te

È stato solo per fare qualcosa di pratico, di materiale che una mattina mi sono svegliata con l’idea di fare qualcosa per onorare la tua memoria. Sarebbe bello poter avere una panchina, pensai, tipo quelle che ci sono nei parchi di Londra, la città che visitavi ogni anno per ritrovare e nutrire le tue radici. Un luogo fisico dove potere riposare e osservare il cambio lento delle stagioni. Ho subito contattato il tuo compagno Salvatore e le nostre amiche del cuore, quelle che scherzosamente abbiamo sempre continuato a chiamare “Le ragazze”, ed insieme abbiamo deciso che avremmo dato corpo all’idea.

E così, grazie al nostro lavoro comune e al prezioso contributo del Consorzio di Casal Palocco, l’11 Agosto 2021, la panchina è stata finalmente inaugurata.

La cosa più bella è stato vedere l’entusiasmo e il calore mostrato da tutti gli abitanti del quartiere. Chi chiamava per contribuire economicamente, chi per sapere se ci saremmo riuniti per portare un saluto alla nostra comune amica scomparsa. 

La panchina è stato un catalizzatore di bei pensieri e sorrisi, è stata l’occasione per sentirsi e vedersi con chi si era perso di vista e la prova tangibile che quando si muovono energie positive le persone sono ben felici di partecipare alle sfide.

Davanti alla morte, la felicità si spegne di colpo. Oppure no

È inutile dirlo, quando sei scomparsa di colpo è stato uno shock.

Per noi una perdita immensa.

La sorella che ho scelto per la vita improvvisamente non c’è più, non risponde al telefono, non passa per un saluto, non condivide con me le gioie e i pesi della vita.

Sono ancora dolorante e incredula di fronte a questo evento cosi immenso, così tragico, così difficile da comprendere.

Ho trovato però dei modi che mi aiutano a vivere con meno sofferenza questa vita senza te e spero che siano di ispirazione a chiunque provi il mio stesso dolore e si trovi a leggere questo articolo.

Le azioni che mi hanno aiutato sono poche e semplici e sono: 

1) Condividere il mio dolore con gli altri. 

2) Scrivere. Scrivere. Scrivere tutto ciò che provo e tutto ciò che ricordi la nostra vita insieme.

3) Fare qualcosa di pratico, che distraesse la mia attenzione da tutto quel dolore e mi facesse sentire utile.

4) Portare avanti il tuo messaggio d’amore.

Il progetto della panchina dedicata ha messo insieme un po' tutte queste azioni, permettendo a noi amiche di incontrarci e fare qualcosa di bello insieme, ma ha anche permesso a molte persone sconosciute di mettersi in contatto fra di loro ed incontrarsi, grazie all'amicizia che ci legava a te.

Sin dal giorno della tua morte ho potuto vedere quanto la tua perdita sia andata a colpire lontano, come un sasso che cade nel lago e continua per ore ed ore ad allargare cerchi sempre più ampi sulla superficie dell’acqua. Pensavo di conoscere tutto il tuo mondo, io e te eravamo unite da una vita intera. Invece continuavano ad uscire persone mai viste che mi raccontavano chi eri per loro: una persona davvero speciale. Quante vite avevi toccato e nutrito, mentre io guardavo altrove?

Il gioco dei messaggi e la memoria che resta viva

Ancora oggi continuo a ricevere testimonianze del tuo, spesso occulto, operato e questo mi ha spinto ancora di più a scrivere di te, a raccogliere le storie che ti riguardano. 

Alle spalle della panchina è stata posizionata una cassetta delle lettere.

Qui possono essere lasciati dei bigliettini con su scritti aneddoti, storie o disegni che riguardano la tua avventurosa vita. Spero che siano in tanti a lasciare una testimonianza, ed io mi occuperò di riunire tutte le storie e trasformare in un piccolo libro di ricordi.

Se riuscirò a farne una pubblicazione, potremo utilizzare i proventi per le cause che l'Associazione Lalla Palla sta continuando a portare avanti nel mondo, prima fra tutte l'adozione a distanza di un bambino e di una bambina ed il sostegno a tutto l'orfanotrofio che li ospita. 

Continuiamo, tutti insieme, a diffondere il tuo messaggio d’amore e di speranza di un mondo più allegro, impegnato e soprattuto ... di un mondo che sappia elevarsi più spesso all'altezza di ogni bambino.

 

 

 

(p.s. riservato agli amici di Lalla: per dare uno sguardo a tutti i progetti che l'associazione Lalla Palla Onlus sta portando avanti con passione e per donare ecco qui il link. Intanto grazie a tutti i miei amichetti per le donazioni che hanno permesso la realizzazione della panchina: grazie alle foreverfriends, al Consorzio di Casal Palocco e a tutti quelli che hanno partecipato con il pensiero <3)