Storie di Fioritura: Linda racconta

Storie di fioritura Storie di fioritura Foto di Taryn Elliott da Pexels

Linda Palombo adora la natura, la scienza, la psicologia, la lettura e soprattutto la scrittura in tutte le sue forme, ma è anche profondamente attratta dalla spiritualità e dalle tematiche legate all’Oltre Vita. Impossibile non rimanere affascinati dal suo racconto! Se prima di intervistarla avevo una bella idea di lei, dopo l’intervista non posso che volerla come amica!

Se volete scoprire tutti i motivi che mi hanno avvicinata e poi legata a Linda, seguitemi nella seconda psicointervista della Rubrica "Storie di Fioritura"!

LINDA E LA SUA STORIA DI FIORITURA

Ciao Linda, ho deciso di intervistarti all’interno del Laboratorio di Fioritura perché seguo da un po’ di tempo il tuo lavoro e so che hai aperto un blog, anche tu hai la passione per la scrittura!

E poi so che c’è in ballo un nuovo progetto… ma per ora mantengo il segreto…!

Ti ringrazio per avermi invitata! Trovo molto interessante il progetto del Laboratorio e mi piace come tratti la psicologia, è una materia che ho sempre amato! Anche se poi mi sono iscritta a fisica…

Dalla fisica sei partita e alla fisica sei tornata. Ma partiamo dall’inizio! 

Bene. Mi sono laureata nel 2002, anno in cui è nata la mia prima bimba. Dopo la laurea mi son presa due o tre anni per dedicarmi alla famiglia ma anche per capire ciò che volevo fare della mia vita.  Avevo capito che la fisica non era la mia strada, era troppo stretta e una materia così astratta, a quel tempo, non mi faceva sentire utile.

Fermarmi, prendere una pausa è stato un momento di fioritura.

Mi son detta: “Analizziamo bene ciò che voglio fare, il contributo che voglio dare al mondo”. 

Sentivo forte l’esigenza di aiutare e così mi sono dedicata all’ambiente. 

Volevo contribuire a creare un mondo migliore, più attento agli equilibri ambientali.

Ho fatto dei corsi e dei master in Educazione Ambientale e materie affini che mi hanno permesso di iniziare a lavorare come consulente nelle scuole, poi ho avuto degli incarichi come consulente per il Comune. Nel frattempo ho iniziato a dare ripetizioni in fisica e ho capito che era la strada giusta per me quando ho visto che le ragazze che seguivo iniziavano ad avere buoni voti, questo mi ha portato a voler iniziare le supplenze a scuola. Poi sono arrivati gli altri due figli e mi sono trovata sovraccaricata: ho dovuto scegliere cosa tagliare.

È stato un momento difficile. Come lo hai affrontato? 

Mi sono presa un’altra pausa. Ho vissuto l'arrivo del terzo figlio come un dono.

Attraverso questo evento sono riuscita ad arginare il senso del dovere che mi aveva travolta.

Ho iniziato a fare la mamma a tempo pieno, ma questo bimbo mi ha messo a dura prova. Aveva le coliche, non dormivamo mai. Quando aveva otto, nove mesi ero esaurita. C’era lui, con le sue esigenze totalizzanti ma c’erano anche gli altri due che reclamavano la mia attenzione ed io ero preda della rabbia e delle emozioni dolorose per non riuscire a trovare spazio per me. 

LA MATERNITA' E LE SUE EMOZIONI AMBIVALENTI. ECCO COME USCIRNE PIU' FORTI

Con questo racconto tocchi un tasto dolente. Da mamma ti capisco bene e da professionista so che viene fatto troppo poco per sostenere le mamme. Spesso ci troviamo sole in questo calderone di sentimenti contrastanti: rabbia, senso di colpa, frustrazione, tanta ambivalenza, vorresti uscirne ma non sai come. Tu come hai agito?

Ho chiesto aiuto. Nel 2019 ho intrapreso un percorso psicologico che mi ha aiutata a capire che non c’era niente di strano in ciò che provavo e che avevo diritto di prendermi i miei spazi.

Se volevo nutrire gli altri dovevo per prima cosa riossigenare me.

Non c’era altro modo per tornare ad essere presente al meglio.

Sei stata moto coraggiosa e molto brava a chiedere aiuto e la tua testimonianza può essere di sostegno a tutte le donne che attraversano questo tunnel.  Siamo “mamme normali” anche sperimentando queste emozioni difficili ed è “normale” anche chiedere aiuto, sebbene non sia facile. 

Vero. Se poi impari a chiedere lo fai sempre e senza sforzo. La psicologa mi ha aiutato a domandare aiuto anche alle altre persone. Avevo tante remore nel chiedere: se si trattava di lavoro mi sembrava giusto coinvolgere mio marito, ma domandare del tempo libero per leggere un libro, mi sembrava … un lusso! Invece poi ho visto che mio marito era disponibilissimo perché ha capito subito che il mio tempo mi serviva, che era utile a tutti che mi riposassi! 

E poi io fremevo perché avevo voglia di creare il blog!

Quando ho compiuto quarant’anni ho capito che potevo creare un lavoro mio, dove potevo riunire tutti i miei interessi: la fisica, le tematiche legate alla maternità e alla cura dell’ambiente, la lettura, la scrittura. In un blog avrei potuto condividere tutto ciò che mi era stato utile a migliorare la mia vita. 

IL MOMENTO DI FIORITURA: LA NASCITA DEL BLOG

E così nasce RiEquiLibrarsi.com

Esatto, nasce per condividere risorse esperienze e libri per vivere meglio. Le lettere maiuscole sono per “Risorse Esperienze Libri”. È un blog dove parlo delle mie esperienze e inserisco spunti di riflessione che traggo dai libri che leggo, idee che in me hanno aperto altre prospettive.

Come nasce questo progetto?

Il blog nasce durante la pandemia. Grazie al fatto che mio marito era a casa dal ristorante, ho avuto da lui tanto sostegno e ho potuto concentrarmi, scrivere, correggere. La spinta per far partire il blog è arrivata perché ho avuto più tempo per me, ma anche grazie al flusso di esperienze forti che abbiamo subito un po’ tutti. Il fatto di avere sentito la morte più vicina è stato decisivo. Nel 2020 mi son detta “Non posso più rimandare. I miei figli non mi conosceranno se non riesco a tirar fuori ciò che è dentro di me. E se non piace … pace! Non è che ambisco a premi o a riconoscimenti, voglio solo uscire fuori dal mio guscio, creare qualcosa che mi rappresenti, un angolino per accogliere vecchi nuovi amici e condividere emozioni e esperienze conoscenze e riflessioni.

"MESSAGGI DALL'ETERNO". COME NASCE E COSA RACCONTA

Io ho letto i tuoi articoli e li trovo molto belli. Complimenti per quello che fai. Hai detto una cosa che mi ha colpito molto: "Se non scrivo i miei figli non mi conosceranno". Ognuno di noi ha l’ambizione di lasciare una traccia nel mondo e noi che abbiamo dei figli, in particolare, ci teniamo che resti loro qualcosa, un messaggio. Questo mi fa pensare al secondo tuo progetto, il tuo libro. Vuoi parlarne?

Il libro è la trascrizione di un vecchio manoscritto scritto dal mio nonno materno, nonno che non ho mai conosciuto fisicamente, perché è nato nel 1907 ed è morto nel 1967. Il manoscritto è una sorta di sceneggiatura.

Si racconta di un uomo che si trova a vivere un’esperienza di pre morte: attraverso l’incontro con uno spirito guida, egli si trova a riesaminare la sua esistenza e le conseguenze delle proprie azioni su quella degli altri. In questo viaggio tra la vita e la morte il protagonista riceve delle conoscenze che al risveglio lo porteranno a cambiare la sua realtà. 

Nel manoscritto ci sono degli elementi autobiografici, che ho conosciuto grazie ai tanti dialoghi che ho avuto con mia mamma. Il nonno era una persona molto particolare, ho trovato delle sue poesie che poi metteva in musica, aveva tante doti. Una di queste era, forse, quella di essere in contatto con altre dimensioni, o comunque, ci sono stati degli episodi un po’ strani da spiegare. 

Interessante. Puoi raccontare uno di questi episodi ai lettori del Lab? 

Si. È famoso quello del permesso che aveva ricevuto durante la guerra. In una lettera il nonno ricordava di aver ricevuto un permesso per tornare dalla Sardegna. Per farlo doveva prendere una nave, ma non si sa come a lui era stato “suggerito” di non imbarcarsi. Aveva anche cercato di convincere il suo compaesano a non partire,  ma lui non volle ascoltarlo e la nave, purtroppo, fu silurata. Se lui avesse preso quella nave, non ci sarebbe stata la mamma e non ci sarei stata neanche io. Strano, no?

Direi di si. Sono episodi che colpiscono.

Questo nonno io l’ho amato, pur non avendolo conosciuto.

Ho scritto la sua storia, ho letto il copione cercando di mantenerlo intatto, senza romanzarlo e lasciando il messaggio nella sua forma originaria. Ci sono delle indicazioni buffe ed in alcuni passi è anche divertente. Nella parte finale, ho aggiunto delle note dove spiego l’esistenza di alcuni personaggi e dei riferimenti storici. Certi personaggi  descritti, infatti, sono realmente esistiti.

Ho aggiunto una poesia che ho scritto io, dedicata a mia nonna, l’unica nonna che ho conosciuto. È stata lei a permettergli di scrivere e di realizzare il suo progetto, era lei a mandare avanti tutto. Il nonno era un visionario, mentre la nonna sapeva mandare avanti il negozio e tenerlo un po’ a bada. 

Alla fine del libro ho aggiunto un dialogo che ha scritto Elena Bernabè, in questo dialogo il nonno si rivolge a me. È molto toccante perché lui mi dona la sua benedizione, dice che il libro lo scrive per affidarlo a me, come se fosse una vera e propria staffetta di vita. 

Ho i brividi solo a sentirti parlare di questa storia Linda.  Il tuo racconto è emozionante e mi spinge a leggere subito il tuo libro, anche se ho una pila lunghissima che mi aspetta sul comodino! Come si chiama vogliamo dirlo?

Il libro si intitola “Il messaggio dall’eterno” che è il titolo dato dal nonno, e poi io ho aggiunto il sottotitolo  “La vita che continua e svela il proprio senso attraverso un vecchio manoscritto”

LE PILLOLE DI LINDA

Un’ultima domanda per chiudere questa intervista. Tu sai che nel Laboratorio si parla di fioritura e tu hai fornito tantissimi esempi di momenti in cui ti sei fermata e hai seminato per poi fiorire in una diversa forma. Cosa consiglieresti a chi si trova bloccato in un momento in cui sembra che la vita non vada avanti,  a chi si chiede qual è il proprio ruolo nel mondo?

Alle persone bloccate o in crisi io consiglierei di fermarsi, osservarsi e ripensare alla propria vita, anche alle zone d’ombra. Quali sono le costanti? Per me sono state la lettura e la scrittura. Poi… sembra tetro, ma l’argomento della morte per me è molto utile.

Se si comincia pensando alla fine, pensando a quello che si vuole lasciare, alla persona che si vuole diventare, ai valori che si vogliono trasmettere, tutto assume un senso diverso. 

La fretta, il compitino, la riunione, tutto diventa relativo di fronte alla potenza di una vita che può contribuire a fare la differenza. 

Bisogna cercare di capire i messaggi che si vogliono lasciare, le paure che si vogliono superare. Io ho fatto tanti esercizi di scrittura. Un libro che anche il nostro amico Severino Cirillo consiglia sempre è l’Ikigai, aiuta a chiarire ciò che ci piace, ciò che sappiamo fare, ciò di cui il mondo ha bisogno e anche ciò per cui possiamo essere pagati. 

Un altro esercizio che mi ha aiutato è stato domandarmi:

“Se non avessi paura, che cosa farei?” 

Senza la paura di fallire o quella del giudizio degli altri, cosa farei? E cosa mi sta frenando? Io ho riposto a questa domanda. All'inizio mi dicevo "E se io, laureata in fisica, vado a parlare di spiritualità, di reincarnazione, mi diranno, questa ha perso il cervello!" "E vabbè" mi son risposta "Pace! Pensatelo pure. Io sento che c’è qualcosa di più che va oltre i nostri sensi".  Ci sono troppi eventi strani e anche a me ne sono successi.

Tutte le vite sono piene di questi eventi, solo che le persone fanno fatica a riconoscerli a dar loro valore, un po’ perché abbiamo paura di passare per matti e un po’ perché anche noi abbiamo più facilità a credere nelle cose che vediamo piuttosto che in quelle che sentiamo. Per me è importantissimo tenere tutte le porte aperte. Inoltre, non è affatto tetro pensare alla morte come spinta alla vita, non c’è propulsore migliore per capire che il nostro tempo è limitato e che quello che dobbiamo fare lo dobbiamo fare subito, senza aspettare che sia troppo tardi.

Per me il momento di svolta sono stati i quarant’anni. Quell’età mi ha aperto nuovi orizzonti e non era tardi, era il momento giusto. Quando sei troppo giovane non hai modo di avere abbastanza esperienze e non puoi scegliere in maniera consapevole. A vent’anni è normale che si prendano delle strade che non è detto che siano quelle giuste o che evolvano nel giusto modo. Io alla fisica sono tornata, ma dopo un lungo giro.

E che giro!

Grazie Linda, oggi hai dato una testimonianza meravigliosa di quanto ognuno di noi possa, ascoltando la propria chiamata interiore, realizzare ciò che sente più importante per se stesso. Questo, come ben racconti tu, si può fare a qualunque età e partendo da qualunque strada. Basta metterci grinta, desiderio, azione e tanto tanto amore per ciò che si fa. 

La tua storia mi ha emozionata tantissimo e credo possa essere utile a molte persone che hanno bisogno solo di fermarsi e concedersi il permesso di ascoltarsi e fiorire.

Gazie a te Sabrina, ci vediamo presto!

Immagino proprio di si :)